TU LO CHIAMI DIO … MA IO NON LO CONOSCO!!!

Rivoluzionari di tutto il mondo oggi vi invito ad ascoltare un po’ di buona musica per provare ad inoltrarvi in questo scritto lungo quanto la divina commedia!! Perciò, eccovi il link con il video della canzone che mi ha “ispirato”.

“Tu lo chiami Dio, ma io non lo conosco!”. Beh, un’affermazione del genere non può non far riflettere e, soprattutto, non può non farti porre delle domande. Specie nell’era in cui viviamo che a dire il vero non è tanto dissimile da altre, ma nella quale problemi e situazioni hanno portato e continuano a portare morte e distruzione. Situazioni che ci sono certamente attorno, ma che toccano profondamente l’uomo e tramutano la sua profondità in desolazione. Realtà macabre che non fanno altro che interrogare le nostre coscienze riguardo Dio, colui che dovrebbe essere il bene in persona, il padre nostro, lo specialista del prendersi cura.
“Tu lo chiami Dio, ma io non lo conosco!”. Così cantano i 99 Posse, un gruppo musicale napoletano nato nei centri sociali, di ispirazione comunista. Un’affermazione legata al loro credo, certamente, ma che, diversamente da quanto forse appare, risulta essere onesta e profondamente umana. Dinanzi alla sofferenza, al dolore, alle ingiustizie è facile chiedersi dove sia Dio; è umano domandarsi il perché del suo immobilismo dinanzi a certi drammi che invadono le nostre realtà! E’ difficile dare una risposta al grande quesito sul male e sul dolore, ma tirare facili conclusioni porterebbe solo a farsi ancora più del male.
“Tu lo chiami Dio, ma io non lo conosco!”. Probabilmente è proprio questa affermazione ad essere all’origine dei problemi dell’uomo. Problemi legati ai giovani, alle famiglie, agli ambienti di lavoro, alle nazioni intere, problemi che non fanno altro che creare una reazione a catena che ha alla base il non credere in Dio, perché non lo si sente, non lo si vede e chi dovrebbe esserne testimone, testimonia, invece, lo scandalo. In questi casi, la non conoscenza, alimenta pregiudizi e malumori, aggravando quei problemi che sono forse di per se già gravi..
C’è un’altra affermazione che corre nello stesso testo e che mi fa riflettere: “Vive in cielo il tuo Dio e noi siamo in un fosso!”. La critica che si fa è che quel desiderio sacrosanto di sperimentare la presenza rassicurante del Dio giusto, padreterno svanisce dinanzi ad una sua assenza prolungata, perenne.
Dio è nei cieli, l’uomo in terra a gettare il sangue. Il primo con i panni puliti, insensibile, forse compiacente. Il secondo con i panni e le mani sporche di grasso mescolato al fango, sofferente. Quella che ne esce fuori è una conclusione facile e sbrigativa che delinea dei confini ben precisi e afferma che Dio e l’uomo sono due realtà contemporaneamente opposte, che vivono indipendenti l’uno dall’altra. E’ facile, allora, considerare Dio come l’artefice di quasi tutte (se non tutte) le situazioni di dolore, perché lo si vede senza far nulla, inerme. Un Dio intoccabile,col doppio petto, un creatore losco, burattinaio.
Dinanzi al dolore servirebbe, invece, un Dio superman, uno con i muscoli, presente, anzi, onnipresente che abbia e adoperi la bacchetta magica, che senta con chi sente, che liberi chi soffre e che lo faccia veramente però. Un Dio a nostra immagine e somiglianza insomma, come lo vorremmo noi, per gridargli magari con un coro da stadio: “Ti vogliamo così!!”.
Eppure dinanzi al male, al nostro male, alla nostra sofferenza, mi domando chi sia veramente il problema: Dio o noi?
E ben pensarci molto del male che è in circolazione ha una causa diretta o indiretta che il più delle volte risulta essere sempre la stessa. L’essere umano è abituato ad alzare la voce e la mano contro il suo prossimo, a fregare suo fratello pur di arrivare al proprio interesse, ad essere superiore, a possedere, a vendicarsi, a guadagnare, ad affermare se stesso pur di essere qualcuno. E anche quando non è causa, in un certo modo è sempre in mezzo. Penso ai disastri ambientali, a quando costruisce case con materiali scadenti, a ridosso di punti pericolosi, a rischio. Faccio un esempio: se costruisco a ridosso di un vulcano e il vulcano erutta e succede una tragedia, non posso prendermela con Dio! Se uso pesticidi, riempio gli ortaggi di agenti chimici e poi scoppia un’epidemia di tumori, non posso prendermela con Dio!
Ma al di là di tutto ciò esistono un dolore, una sofferenza che non hanno cause specifiche. Ti arrivano come un fiume in piena, ne fai esperienza in prima persona e non sai come fronteggiarli. Il dolore, quando lo vivi, non ti fa pensare ad altro che a se stesso e più è forte, più ti chiude in un involucro dal quale non hai la forza per uscire. La rabbia, lo scoramento in questi casi possono prendere il sopravvento. Si cerca giustizia e tante volte i nostri malumori si indirizzano direttamente a Dio, a colui che ci ha creati e voluti al mondo.
La Bibbia ci offre un esempio che non si può non tenere in considerazione: Giobbe.
Giobbe fa l’esperienza del dolore: perde tutte le sue ricchezze, la sua famiglia, sperimenta l’abbandono degli amici e l’isolamento, si ammala gravemente (oggi sarebbe considerato lo “sfigato”) e dopo aver sfogato la sua rabbia verso Dio, colui che ha sempre amato, capisce che deve solo compiere un gesto di abbandono fiducioso, rimettendo tutto proprio nelle mani di colui che ha tanto criticato, svalutato, rinnegato, bestemmiato, ma allo stesso tempo ricercato.
Da questa esperienza di Giobbe, mi viene spontaneo dire: dinanzi al nostro male e alla nostra sofferenza probabilmente il problema siamo noi, con il nostro modo di rapportarci ad esso, non Dio! Se così fosse, forse sarebbe meglio interrogarsi:
Che immagine ho di Dio? Chi è Dio per me?
“Tu lo chiami Dio, ma io non lo conosco!”. Eppure lui c’è, sempre e comunque, anche quando noi non ci siamo. Lui c’è anche se si afferma di non conoscerlo ed è presente anche lì, nelle situazioni di dolore, in quelle poco umane e con la sua presenza fa luce. L’origine del male resta un’incognita, ma se Dio è buono non può essere causa di alcun male. Prendere coscienza del suo essere infinitamente buono ci aiuterà a vivere meglio, nel bene e nel male, sempre certi di essere alla sua presenza.
Ciao belli

Fra Alfonso detto Tartufone

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